La Presidenza italiana dell’ Unione Europea è stata, come previsto, per lo più rivolta a stabilizzare le istituzioni. Le elezioni del Parlamento Europeo, della nuova Commissione e l’avvio del nuovo periodo di programmazione (con conseguenti ritardi dei programmi e situazioni di stand by) hanno creato un vuoto di potere e di rappresentatività. Diciamo che difficilmente si sarebbe potuta scegliere una tempistica peggiore per l’Europa per essere senza voce. Nonostante il tradizionale atteggiamento filo-europeo delle istituzioni italiane, la Presidenza finora non è riuscita ad avere alcuna influenza sulle emergenze decisionali, come sarebbe stato necessario per ottenere un effetto duraturo sulla nostra situazione attuale: i programmi per l’occupazione e l’economia , l’immigrazione, la crisi in Ucraina. Possiamo solo esserne dispiaciuti. Di sicuro, l’Italia avrebbe potuto dare molto in questa Presidenza per guidare il processo di integrazione dell’UE e costituire un’unica voce per indirizzare i problemi comuni. Ma, come già detto, il calendario istituzionale ha deciso in un altro modo.
Guardando il bicchiere mezzo pieno, abbiamo davanti a noi altri quattro mesi. Il Parlamento sta lavorando e la Commissione – anche se non ancora in vigore, in attesa di diventare operativa dal 1 novembre, dopo l’audizione finale in Parlamento – è più o meno decisa. I programmi hanno preso il via. Insomma, la macchina è ripartita e si muove. Non ci sono quindi scuse per rimanere passivi e non fare tutti gli sforzi possibili per affrontare, migliorare e provare a risolvere/affrontare i problemi.
Abbiamo davanti a noi alcune settimane e devono essere usate con saggezza. Al primo punto dell’agenda italiana c’è la questione dell’immigrazione, che – secondo un recente sondaggio presentato a Roma a metà settembre – è tra le principali cause di preoccupazione per i cittadini europei. Il problema è affrontato solo marginalmente a livello europeo e i piani nazionali sono limitati. Spesso le comunità locali sono lasciate sole (senza mezzi né linee guida) nell’affrontare il problema. L’UE dovrebbe sviluppare un’ampia politica comune in materia in quanto i flussi di immigrazione clandestina approdano  in uno Stato per poi diffondersi liberamente nei paesi circostanti. Un tema caldo all’ordine del giorno è la risposta europea alla questione della crisi in Ucraina. L’opinione comune è che la risposta data, grazie alla quale è stata sanzionata la Russia, sia parte di una strategia globale. L’Ucraina è un elemento interno (e non marginale) alla sfera di interesse Europea, e dovrebbe essere adottata una risposta più articolata, che includa un supporto decisivo nell’accompagnare un forte Stato ucraino – in termini democratici [1].
Come ultimo punto, ma non per importanza, l’Italia dovrebbe giocare il suo ruolo centrale pro-europeo nel processo di integrazione in qualità di membro fondatore dell’Unione. In questa prospettiva c’è la necessità di consolidare un senso condiviso di identità europea [2]. E’ attraverso l’integrazione che le questioni economiche pressanti devono essere affrontate. Si ricorda qui l’Iniziativa Cittadina Europea, proposta dal Movimento Federalista Europeo (New Deal for Europe) [3] che introduce, con opzioni e soluzioni chiare, una possibile strada da seguire per offrire competitività, sostenibilità e un futuro all’Europa.
La crisi ci mette davanti a un bivio. In un modo o nell’altro, ne usciremo. Sta a noi decidere la strada da seguire. Ci auguriamo che la forza e la stabilità dell’Italia di questi giorni (non così comune), possano aprire la strada verso la giusta direzione e a un posto per noi, cittadini europei, nel panorama globale.
Antonella VALMORBIDA
Segretario Generale di ALDA
[1] ALDA sta sostenendo la costituzione di un’Agenzia della Democrazia Locale in Ucraina – Dnipropetrovsk (per informazioni si prega di consultare la voce news circa la più recente missione in Ucraina, e per il sostegno il Progetto GivenGain)
[2] Si vedano i programmi di ALDA e le Agenzie della Democrazia Locale rivolti al sostegno della governance locale e la partecipazione dei cittadini in Europa e nei paesi del vicinato sulla nostra pagina progetti.
[3] Per sostenere l’ICE ‘New Deal per l’Europa’, visita e firma www.newdeal4europe.eu
La Presidenza italiana dell’ Unione Europea è stata, come previsto, per lo più rivolta a stabilizzare le istituzioni. Le elezioni del Parlamento Europeo, della nuova Commissione e l’avvio del nuovo periodo di programmazione (con conseguenti ritardi dei programmi e situazioni di stand by) hanno creato un vuoto di potere e di rappresentatività. Diciamo che difficilmente si sarebbe potuta scegliere una tempistica peggiore per l’Europa per essere senza voce. Nonostante il tradizionale atteggiamento filo-europeo delle istituzioni italiane, la Presidenza finora non è riuscita ad avere alcuna influenza sulle emergenze decisionali, come sarebbe stato necessario per ottenere un effetto duraturo sulla nostra situazione attuale: i programmi per l’occupazione e l’economia , l’immigrazione, la crisi in Ucraina. Possiamo solo esserne dispiaciuti. Di sicuro, l’Italia avrebbe potuto dare molto in questa Presidenza per guidare il processo di integrazione dell’UE e costituire un’unica voce per indirizzare i problemi comuni. Ma, come già detto, il calendario istituzionale ha deciso in un altro modo.
Guardando il bicchiere mezzo pieno, abbiamo davanti a noi altri quattro mesi. Il Parlamento sta lavorando e la Commissione – anche se non ancora in vigore, in attesa di diventare operativa dal 1 novembre, dopo l’audizione finale in Parlamento – è più o meno decisa. I programmi hanno preso il via. Insomma, la macchina è ripartita e si muove. Non ci sono quindi scuse per rimanere passivi e non fare tutti gli sforzi possibili per affrontare, migliorare e provare a risolvere/affrontare i problemi.
Abbiamo davanti a noi alcune settimane e devono essere usate con saggezza. Al primo punto dell’agenda italiana c’è la questione dell’immigrazione, che – secondo un recente sondaggio presentato a Roma a metà settembre – è tra le principali cause di preoccupazione per i cittadini europei. Il problema è affrontato solo marginalmente a livello europeo e i piani nazionali sono limitati. Spesso le comunità locali sono lasciate sole (senza mezzi né linee guida) nell’affrontare il problema. L’UE dovrebbe sviluppare un’ampia politica comune in materia in quanto i flussi di immigrazione clandestina approdano  in uno Stato per poi diffondersi liberamente nei paesi circostanti. Un tema caldo all’ordine del giorno è la risposta europea alla questione della crisi in Ucraina. L’opinione comune è che la risposta data, grazie alla quale è stata sanzionata la Russia, sia parte di una strategia globale. L’Ucraina è un elemento interno (e non marginale) alla sfera di interesse Europea, e dovrebbe essere adottata una risposta più articolata, che includa un supporto decisivo nell’accompagnare un forte Stato ucraino – in termini democratici [1].
Come ultimo punto, ma non per importanza, l’Italia dovrebbe giocare il suo ruolo centrale pro-europeo nel processo di integrazione in qualità di membro fondatore dell’Unione. In questa prospettiva c’è la necessità di consolidare un senso condiviso di identità europea [2]. E’ attraverso l’integrazione che le questioni economiche pressanti devono essere affrontate. Si ricorda qui l’Iniziativa Cittadina Europea, proposta dal Movimento Federalista Europeo (New Deal for Europe) [3] che introduce, con opzioni e soluzioni chiare, una possibile strada da seguire per offrire competitività, sostenibilità e un futuro all’Europa.
La crisi ci mette davanti a un bivio. In un modo o nell’altro, ne usciremo. Sta a noi decidere la strada da seguire. Ci auguriamo che la forza e la stabilità dell’Italia di questi giorni (non così comune), possano aprire la strada verso la giusta direzione e a un posto per noi, cittadini europei, nel panorama globale.
Antonella VALMORBIDA
Segretario Generale di ALDA
[1] ALDA sta sostenendo la costituzione di un’Agenzia della Democrazia Locale in Ucraina – Dnipropetrovsk (per informazioni si prega di consultare la voce news circa la più recente missione in Ucraina, e per il sostegno il Progetto GivenGain)
[2] Si vedano i programmi di ALDA e le Agenzie della Democrazia Locale rivolti al sostegno della governance locale e la partecipazione dei cittadini in Europa e nei paesi del vicinato sulla nostra pagina progetti.
[3] Per sostenere l’ICE ‘New Deal per l’Europa’, visita e firma www.newdeal4europe.eu